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lunedì 12 marzo 2007

dico si

Cara patti, sabato c'è stata la tanto attesa manifestazione in supporto del disegno di legge sui DI.CO. Io, mia sorella, mia zia e duilio vi abbiamo preso parte. Il clima era sobrio, i cori molto rispettosi, avrei voluto urlare peste e corna di andreotti e del vaticano ma non mi è sembrato il caso... In compenso mi hanno ripresa sul tg1 delle 20:oo che ballavo e saltavo sulle note di music inferno, tra i tanti mi hanno vista zietta e zia lucia, che risate... la prima, adorabile vecchietta, 74-5 anni, cattolica moderata, praticante, di antiche vedute ma sufficientemente aperta da andare a votare al referendum sulla fecondazione assistita, si è fatta una risata e ha commentato: "marì, a viri 'a figlieta come va pullitrianno...!" La seconda molto meno adorabile, 86 anni, che è solita recitare una decina di rosari al giorno, che possiede una collezione di santini e madonne da far invidia ad un ambulante di san giovanni rotondo, è caduta a terra come morta...sembra che prima di perdere i sensi, con voce molto flebile abbia detto:"gesù, o munn'a' rovescia".
A parte l'essere diventata un'icona gay per le mie zie, niente di nuovo, nè di particolarmente eccitante, le solite pippe mentali che cerco di controllare, e schhhh sembra che ci stia riuscendo, senza pasticche o riti magici, nè abusi vari. Intravedo dinanzi a me La Strada del Salutismo e dell'Equilibrio, che dici, la prendo???

venerdì 2 marzo 2007

Il farmaco è un diritto di tutti gli uomini

Volevo solo aggiungere un commento al post di Selma.
Perchè non tutti si rendono conto di come il brevetto farmaceutico può essere una pericolosa arma a doppio taglio.
Da un lato, potrebbe sembrare giusto proteggere qualsiasi tua creazione dell'ingegno con uno strumento legislativo apposito, per evitare che chicchessia te la possa rubare e guadagnarci al tuo posto. Già, perchè alla fine il brevetto ti consente di fare proprio questo: guadagnare sul tuo trovato, specularci, sfruttarlo economicamente; l'unica differenza è che lo fa fare solo a te perchè tu sei l'unico e il solo creatore e impedisce a terzi estranei alla faccenda di potersene appropriare senza ritegno e permesso. Potrebbe sembrare giusto,no?
Quello che non è assolutamente giusto è usare il brevetto per i medicinali, i quali sono stati classificati tra le specie brevettabili come trovati industriali e quindi godono di una protezione brevettuale di 20 anni.Ma quel che è peggio è che per i farmaci si possono chiedere tutti i tipi disponibili di brevetto: d'uso, di prodotto e di procedimento. E non è finita qui: il Regolamento CEE 1768/92 che legalizza a livello europeo il Certificato di Protezione Supplementare, è stato creato appositamente da e per le industrie farmaceutiche brevettatrici che, a causa dei tempi di A.I.C. a volte troppo lunghi, non riuscivano a guadagnarci bene, le poverine, e allora che si fa? Si fa il CPS, così la protezione brevettuale vale 5 anni di più.
Perchè non è giusto il brevetto farmaceutico?
Perchè il concetto di farmaco è praticamente l'esatto contrario di quello di brevetto. La nostra etica sostiene che "Il farmaco sia un BENE COMUNE per TUTTA l'umanità". E' contro la nostra morale ingabbiare un bene comune in una protezione brevettuale che di fatto il farmaco lo fa sfruttare solo a chi lo ha inventato e lo fa usare solo da chi lo può pagare. Sì, perchè quelli che non lo possono pagare sono fatti fuori, non possono comprarlo, non possono usarlo.
Ed è così che il terzo mondo muore. E le industrie farmaceutiche non si fanno scrupoli di coscienza.
Io sono laureata in CTF. Lavorare in un laboratorio di un'industria farmaceutica, partecipare all'invenzione di un nuovo farmaco, è il mio sogno nel cassetto.
La ricerca è una bella cosa, ma se, per colpa di qualche multinazionale senza scrupoli, diventa strumento di morte per il suo solo guadagno, allora io non ci sto.
E questo voglio che lo sappiano tutti.

I FARMACI: UN DIRITTO DI TUTTI GLI UOMINI


Prendo spunto dal messaggio di Patti, riporto un articolo sulla questione dei farmaci essenziali.


14 milioni di persone nel mondo muoiono ogni anno perché non hanno accesso ai farmaci.
42 milioni sono i malati di AIDS nel mondo (29 milioni dei quali in Africa) destinati a diventare 200 milioni entro il 2.025. 11 milioni sono gli orfani per l’Aids in Africa.

Il caso AIDS è il più eclatante ma non certamente isolato. Nei Paesi del Sud del mondo, uomini, donne e bambini muoiono ogni giorno di malattie curabili come polmonite, diarrea, infezioni respiratorie solo perché non possono accedere alle cure mediche.
Nel 1999, Medici Senza Frontiere vince il Premio Nobel per la Pace e decide di investire questo denaro per una difficile battaglia: quella che rivendica il diritto di uomo - senza distinzione di sesso, età e razza - alla salvaguardia della propria salute, che significa, in ultima analisi, diritto alla vita stessa. Una lotta che vede contrapporsi gli interessi economici delle multinazionali farmaceutiche alla vita delle persone.
E’ così che nasce la Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenziali, che denuncia l’assenza dei farmaci come crimine contro l’umanità e rivendica il diritto dei più poveri ad avere accesso ai farmaci cosiddetti “salvavita”.

Al vertice di Doha nel 2001, i membri del WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, avevano adottato la “Dichiarazione sull’Accordo TRIPS e la salute pubblica” che, riconoscendo la gravità dei problemi relativi alla salute pubblica nei paesi in via di sviluppo, affermava inequivocabilmente la priorità della salute pubblica sugli interessi commerciali.
In essa veniva riconosciuto che l’Accordo sui TRIPS, ovvero sugli aspetti dei diritti della proprietà intellettuale relativi al commercio, avrebbe dovuto essere interpretati in modo da proteggere la salute pubblica e promuovere l’accesso ai farmaci per tutti. “Conveniamo che gli accordi TRIPS – si legge al punto 4 della Dichiarazione – non impediscono e non dovrebbero impedire ai Paesi membri di prendere le misure necessarie a proteggere la salute pubblica”.
La Dichiarazione stabiliva inoltre che i paesi più poveri – i cosiddetti least developed countries – che non dispongono neppure di un’industria farmaceutica interna, sarebbero stati esonerati dall’applicazione dei diritti relativi alla proprietà intellettuale fino al 20016, mentre i paesi “intermedi” ne sarebbero stati esclusi fino al 2006.
Alcuni di questi paesi intermedi – in particolare India, Brasile, Tailandia – possiedono infatti un’industria farmaceutica e hanno potuto copiare, in legalità, i farmaci dalla multinazionali, realizzando dei generici perfettamente identici a quelli sul mercato e assolutamente efficaci.
Nel 2000, prima che comparissero sul mercato le prime terapie a base di generici, il miglior prezzo a livello mondiale per la combinazione di farmaci brevettati era di 10.439 $ l’anno per paziente. Nel luglio del 2000 sono apparsi i primi generici che garantivano la terapia per 2.767 $ l’anno per paziente. Da quel momento i prezzi delle terapie a base di generici hanno continuato a scendere: oggi in alcuni dei Paesi poveri si riescono ad acquistare i farmaci “copiati” (made in India, Brasile o Tailandia) per 201 $ l’anno per paziente. Spinte dalla concorrenza dei generici anche le multinazionali hanno abbassato i prezzi (si parla sempre della migliore offerta fatta a Paesi poveri), ma tutt’oggi la miglior offerta per i farmaci di marca si aggira intorno ai mille dollari l’anno per paziente.
Ciò significa ovviamente poter curare un maggior numero possibile di malati e soprattutto coloro, i quali non possono disporre di assicurazioni o di un sistema sanitario che provvedano alle spese.
Ai paesi più poveri invece, non in grado di produrre generici, la Dichiarazione riconosceva il diritto di importarli ai prezzi più bassi, ovvero dai paesi intermedi produttori di generici a basso costo.
Ma è proprio su questi accordi che la questione si rivela in realtà complessa.
MSF accusa infatti USA, Unione Europea, Canada, Svizzera, Giappone di aver negoziato in modo da ridurre le capacità di accesso ai generici da Parte dei Paesi in via di sviluppo che non possiedono un’industria farmaceutica. Nonostante i buoni propositi di Doha infatti, ad ostacolare il libero commercio di farmaci salvavita tra questi paesi, ci sono le limitazioni sulle importazioni e le esportazioni.
La questione dei farmaci essenziali è tornata sul tavolo delle discussioni alla vigilia dell’ultimo vertice del WTO a Cancun, dove 146 membri del WTO hanno approvato un accordo che, pur riconoscendo il diritto dei paesi più poveri ad importare farmaci generici dai paesi che hanno la capacità di produrli (ma questo diritto era già stato riconosciuto nel 2001) introduce una quantità di limitazioni ed ostacoli che rischiano di rendere l’accordo inutilizzabile.
All’indomani di questo nuovo accordo, firmato il 30 agosto 2003, tutta la stampa nazionale e internazionale, le tv e tutti i media hanno dichiarato trionfalmente che erano stati raggiunti accordi che garantivano farmaci essenziali ai PVS (solo a titolo di esempio gli articoli di La Repubblica; e de Il Corriere della Sera) .
Resta allora da chiedersi perché, a pochi mesi dall’accordo, i muri delle grandi città sono coperti dalla campagna di Medici Senza Frontiere per l’accesso ai farmaci essenziali. Perché la campagna di MSF è tornata alla ribalta se gli accordi garantiscono farmaci per tutti?
La risposta è che la notizia riportata dai media non era corretta.
L’accordo è stato presentato come un grande passo avanti nella tutela della salute e del diritto alla vita dei più poveri, ma in realtà non lo è.
Dal vertice di Cancun ci si aspettava l’introduzione di regole chiare e semplici, che mettessero in condizione i paesi più poveri di tutelare la salute dei propri cittadini, invece questo accordo stabilisce clausole restrittive che rendono difficile il libero scambio dei farmaci. Regole che – accusa MSF – salvaguardano gli interessi delle multinazionali e non la salute delle persone.
Il primo scoglio si chiama burocrazia: i paesi che vorranno esportare e quelli che vorranno importare i generici dovranno chiedere al Wto, di volta in volta, la “licenza obbligatoria”, per ottenere la quale essi dovranno fornire ad un organismo del WTO un’ampia e complessa documentazione. La trafila burocratica avrà ovviamente un costo altissimo, soprattutto in vite umane.
Il secondo scoglio si chiama ambiguità: l’accordo è volutamente ambiguo e questa ambiguità riguarda anche il fatto che deve essere il WTO, di volta in volta e non definitivamente, a decidere se dare o meno la licenza.
L’India – per citare un esempio - può produrre i farmaci generici ed utilizzarli nel proprio Paese, ma l’esportazione verso i paesi più poveri è resa impossibile da complicazioni procedurali atte solo ad ostacolare questo scambio. E così viceversa per i paesi poveri che devono importare.
Infine, l’accordo del 30 agosto scoraggia di fatto la produzione di generici: le industrie che producono copie di qualità dei farmaci di marca vengono fortemente disincentivate. Non solo. Esso lascia irrisolta una grave questione: cosa succederà alla fine del 2005 quando i paesi che oggi ospitano i principali produttori di generici saranno costretti ad applicare i TRIPS integralmente, incluse le norme sui brevetti? Che conseguenze ci saranno sulla possibilità di produrre ed esportare generici?
Nel frattempo gli Stati Uniti cercano di ottenere un certo numero di accordi commerciali regionali o bilaterali che in effetti indebolirebbero e addirittura annullerebbero completamente la Dichiarazione di Doha. Sono in atto infatti delle negoziazioni per rafforzare la protezione dei brevetti in regioni colpite pesantemente dalle malattie.


N.B. l'articolo è un po' datato, aggiungo che all'indomani dell'ultima conferenza di Hong Kong la situazione è rimasta sostanzialmente identica.

venerdì 23 febbraio 2007

non è tempo di arrendersi

Patti non disperare, io ci credo ancora in questo governo.
Proprio ora che ha bisogno di tutto il sostegno della base, non possiamo lasciarci andare a facili atteggiamenti disfattisti.
Ci sono stati degli irresponsabili che critico ferocemente, lo sanno tutti che in politica estera vince il realismo e non può che essere altrimenti, lasciassero a noi il compito di manifestare contro gli stati uniti e contro la chiesa, lo faremo con sommo piacere, ma per carità in parlamento sostenete il governo, i centristi vi hanno teso il trappolone e ci siete cascati, roba da dilettanti, idealisti, ma dilettanti. Quello che mi rende davvero triste è che sarà molto più difficile attuare riforme concrete in materia di diritti civili e diritti dei consumatori.
Quei cani dell'opposizione stanno strumentalizzando la situazione in modo indegno ed irresponsabile, parlano di elezioni anticipate(come se fosse realistico nell'immediato?), di colpo di stato della sinistra che ha vinto le elezioni per soli 24.000 voti???(forse il governo non è caduto per 2 soli voti?...ma conoscete il significato letterale della parola democrazia, certo, non spero che ne conosciate quello filosofico...)dovrebbero vergognarsi di se stessi e della loro base di ignoranti imbecilli.
Concentrati su questo patti, non possiamo gettare la spugna, cerca la tua personale piccola missione e perseguila, parla alle persone obnubilate dai media e dalla tv spazzatura, agli ignoranti per comodità, ai menefreghisti, ai porci, ai piccoli uomini e alle piccole donne, illustra il tuo sogno di giustizia ed uguaglianza con la stessa passione con cui l'hai vissuto fino a ieri.
con affetto, selma

giovedì 22 febbraio 2007

.....disfatta sia....

Il voto è un diritto del cittadino in un paese democratico.
Mi rifiuto da oggi di disporne.
L'uomo può essere un animale politico quanto vuole:questa è una definizione che mai come oggi non mi si addice più. Cercherò di restarne fuori nonostante la rabbia di questo momento.
Voglio solo lasciare un'immagine che rappresenta quello che è stato (e che ancora è,ma non lo dimostrerò più) un'ideale nel mio cuore e nella mia mente.
E' stato un principio, un sogno, un'utopia come alcuni hanno detto. Mi ha spinto negli anni ad appassionarmi alle manifestazioni, agli scioperi, alla storia, ai personaggi. Alla classe operaia e al suo potenziale potere. Mi ha portato ad essere emozionata quando andavo a votare ed ansiosa a fare mattina davanti alla Tv con pronostici ed exit pool.
Qualcuno ha combattuto ed anche morto per questo ideale. Non io, ma avrei voluto.
Ha fatto anche paura ed ha fatto anche del male, ma con gli anni ha cercato di essere sempre meno estremo per nuocere di meno o per essere accettato, chissà.
Non ha funzionato. Non ha mai funzionato. Forse è davvero troppo sbagliato e deve rimanere solo un sogno e basta.
Mi sento come un vecchio partigiano che, dopo la guerra, si ritrova catapultato nella realtà di oggi e di fronte a questo schifo scuote la testa e rinuncia a tutto.
Lascerò fare agli italiani, da oggi in poi. Alla fine si sa cosa vogliono, in fondo la nostra è stata e sarà una dittatura travestita da democrazia.
Io non ne posso proprio più di ladri, bugiardi e psico-nani.
Credo che cancellerò questo post.

benvenuti nella repubblica cattolica italiana!!!

difficilmente mi lascio tentare dal cospirativismo, ma in questo caso ritenere che l'astensione dell'astuto vecchiardo non rispondesse ad un tentativo di arginare la spinta riformista del governo sarebbe negare l'evidenza. il governo sarebbe potuto cadere sui di.co e ciò non avrebbe certo giovato alla stramaledetta chiesa. le ali estreme non hanno fatto altro che un autogol gravissimo, presteranno il fianco ancor di più ad una facile demonizzazione, e mi dispiace... sono delusa ed incazzata sto cedendo all'istinto disfattista e snobbista..ma devo dirlo è insopprimibile: siamo un popolo di ignoranti e ci meriteremmo davvero un bel ventennio di berlusca..io emigrerò e se non proprio alla fuga dei cervelli spero di contribuire a quella dei cuori infranti...